Storia del Whistleblowing: origini e sviluppo
Il fenomeno del whistleblowing ha origine nei paesi in cui vige la Common Law dove è stato concepito come uno strumento per disciplinare la condotta di individui che segnalano irregolarità o illeciti penali all’interno del proprio ambiente lavorativo.
Negli Stati Uniti, la prima normativa significativa risale al 1863 con il False Claims Act, mirato a contrastare le frodi ai danni del governo federale. Successivamente, il Regno Unito ha adottato il Public Interest Disclosure Act nel 1998, consolidando la protezione dei segnalanti.
Nei paesi di tradizione civilistica, come l’Italia, l’adozione di normative sul Whistleblowing è avvenuta più recentemente, spesso in risposta a stimoli provenienti dal diritto internazionale. Un esempio è la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC), adottata a Mérida nel 2003 e ratificata dall’Italia nel 2009. L’articolo 33 della Convenzione invita gli Stati a implementare misure per proteggere da trattamenti ingiustificati coloro che, in buona fede e sulla base di ragionevoli sospetti, segnalano alle autorità competenti fatti concernenti reati di corruzione.
Normativa Whistleblowing in Italia
In Italia, il whistleblowing è stato introdotto con la Legge 6 novembre 2012, n. 190, che ha istituito un sistema organico di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione. Successivamente, la Legge 30 novembre 2017, n. 179 ha esteso le tutele anche ai dipendenti del settore privato.
Il 10 marzo 2023 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 24, che recepisce la Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio. Questo decreto amplia l’ambito soggettivo di applicazione dell’istituto, valorizza il ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) nella gestione delle segnalazioni e rafforza il sistema generale di tutela e protezione del segnalante. La nuova disciplina sul whistleblowing tutela la riservatezza.
Segnalazioni illeciti in Italia: numeri in aumento
I numeri confermano l’urgenza di adottare un sistema sicuro di Whistleblowing.
Fra il 2015 e il 2023, il numero delle segnalazioni whistleblowing registrato in Italia dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) è aumentato in modo significativo passando da 125 casi a 786 segnalazioni nel 2023. Questo dato testimonia un’evoluzione nella cultura aziendale e pubblica, dove il ruolo del whistleblower è sempre più riconosciuto come fondamentale per la trasparenza e la legalità.
Tra il 2015 al 2019 si è registrata una crescita costante (+598% in 4 anni) a cui poi è seguita un’inversione di tendenza nel 2020. Nel 2020, infatti, c’è stato un calo del 28,7% rispetto all’anno precedente, in linea con gli effetti della pandemia globale COVID-19. Il calo durante la pandemia è stato temporaneo, e l’impennata recente è correlata anche all’entrata in vigore del D.Lgs. 24/2023, che ha rafforzato l’obbligo di dotarsi di piattaforme whistleblowing conformi.